venerdì 8 agosto 2008
Nell'ultima settimana, i mezzi di comunicazione hanno dato enorme spazio alla boxe.
Merito delle Olimpiadi e della presa di coscienza che i più probabili candidati ad una medaglia d'oro sono proprio i pugili. Ai mondiali dilettantistici svoltisi a Chicago, nel 2007, Roberto Cammarelle ha vinto la medaglia d'oro nei pesi supermassimi, mentre Clemente Russo ha primeggiato nei massimi.
Vincere il mondiale in America, è un'impresa che trasforma un pugile in una star dello sport. Ovunque, tranne che nel nostro paese. In Italia, il pugilato è considerato uno sport di serie B. I quotidiani sportivi ne scrivono una volta alla settimana e lo mettono in prima pagina tre o quattro volte all'anno. I quotidiani generalisti se ne occupano ogni quindici giorni. La sola rete televisiva, in chiaro, che ha dimostrato di credere nella boxe è Italia 1. I numeri le danno ragione: lo share è sempre superiore al 10%, gli spettatori arrivano anche a 1.800.000.
Gli articoli che sono usciti, in questi giorni, su Roberto Cammarelle sono una piacevole sorpresa per gli addetti ai lavori del pugilato, per i milioni di appassionati e per chi crede che la parola "sport" non debba essere un sinonimo di "calcio". Quando Clemente Russo nel telegiornale di Rai 1, ha espresso la sua opinione sull'ipotesi che gli atleti italiani di non partecipino alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi, ha dato un messaggio positivo al pubblico: i pugili sono uomini normali, di buona cultura, in grado di parlare di qualunque argomento. I picchiatori analfabeti, in Italia, non esistono. In America, si. (affaritaliani.it)
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Argomenti: Sport-calcio








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