mercoledì 6 agosto 2008
Il Veneto dice no alla sponsorizzazione al Chievo: simboli e sponsor non si possono fondere
Pubblicato da Udin alle 11:06L'accordo di sponsorizzazione tra la Regione Veneto e il Chievo e' stato rinviato a data da destinarsi. E scoppia il caso politico.
Le ragioni del posticipo sarebbero legate ufficialmente ad un ritardo nella formalizzazione degli atti relativi al capitolo di inserimento di spesa. La questione, pero', ha invaso la sfera politica dato che lo stesso assessore regionale allo sport, Massimo Giorgetti, ha bocciato l'ipotesi che il Veneto diventi sponsor della squadra veronese.
Così recitava l'ANSA che spiegava il problema: aggiungiamo noi che il sindaco di Venezia Cacciari ha commentato così la vicenda: “e il mio Venezia?”. Insomma un no alla Regione come simbolo (pardon, come sponsor) di una squadra piuttosto che un'altra. A qualcuno in Friuli devono fischiare le orecchie sicuramente.
Il problema è che il calcio è un fenomeno strano. E' una impresa, ma molte volte non ragiona come tale. I simboli, i campanili, le origini sono più importanti. E gli errori su questi temi urtano i tifosi più di una sconfitta.
Rimanendo al vicino Veneto, sempre il Chievo rifiutò categoricamente una fusione col Verona: ci sono principi ai quali non si può prescindere. Purtroppo molte volte i padroni del vapore si dimenticano di questi aspetti, e fanno del calcio una specie di 'cosa nostra', dove i tifosi non sono mai presi in considerazione. Si parla di loro solo per riempirsi la bocca, li si adula, ma alla fine contano come un due di picche.
Quel che conta è altro: sono i soldi. Quelli delle Tv e degli sponsor, pubblici o privati che siano. Chi vuole portare passione (anzi riportare, visto che è morta e sepolta dopo gli ultimi scandali) è anche lui affossato tra sorrisi ipocriti fatti di promesse, e una realtà che stride completamente con le esigenze di quelli che sono le colonne di questo sport: i tifosi.
Gli stadi si svuotano paurosamente e nessuno si accorge che questo sport è destinato a una crisi senza precedenti se si continua su questa strada.
E Udine non è poi così distante dal resto d'Italia: non si è capaci di portare almeno 18,000 presenze fisse al Friuli, ma non tanto per la crisi economica, quanto per la poca lungimiranza nel voler intraprendere strade rivoluzionarie. La passione c'è, è nel cuore di tutti quelli che amano le proprie squadre fin da bambini, molte volte fin da prima che nascessero gli attuali reggenti del calcio. Ma nessuno si preoccupa di ridestarla. E' più importante guadagnarci sopra. Anche passando sopra i tifosi, e i loro principi, che giusti o sbagliati che siano sono l'emblema di questo sport. Ma anche questo simbolo purtroppo è destinato a decadere, risucchiato dal tubo catodico o quant'altro crei assuefazione. (udienseblog)
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Argomenti: Maglie 2008/2009








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