giovedì 17 luglio 2008
Una vita da mediano, sempre la, le nel mezzo: anche nel mezzo di critiche e tanta fatica, di pochi successi e tanti chilometri percorsi.
Un po' alla Ligabue prossima definire così la carriera di Giampiero Pinzi, che nelle prima uscita della stagione è tornato ad indossare la fascia da capitano. Una fascia importante, lui che comunque da capitano (vero) si è sempre comportato. Andando anche controcorrente, e mettendosi contro anche parte del pubblico. Lui che due anni fa a febbraio nel ritiro sul Garda seppe tirare bordate anche alla società, rea allora di immobilismo. Lui che pochi mesi dopo annunciò l'addio visto che non vedeva nessun progetto. Uno che ha saputo smuovere le acque anche a costo di crearsi antipatie, emerse poii quando i suoi errori in campo hanno fatto credere a qualcuno che l'impegno fosse venuto meno. Noi pensiamo invece che la condizione fisica la trovi se giochi, che senza di questa quando vuopi spaccare il mondo, rischi solo di spaccare te stesso. Pensiamo che Marino l'hanno scorso l'ha utilizzato troppo pcoo, specie alla fine del campionato quando la sua esperienza e la sua freschezza potevano tenere botta a chi non stava più in piedi.
Ora Pinzi è tornato a ruggire: lo ha fatto a modo suo. Prima chiedendo di essere ceduto dopo tanti anni a Udine, e dopo aver subito attacchi da ogni parte (ma anche sostegno, questo va detto). Chiunque nella sua posizione l'avrebbe chiesto, specie col sogno di poter giocare nella propria squadra del cuore. Squadra che non è mai sembrata troppo convinta di riaverlo tra le fila.
Così è ancora a Udine: ma chi pensa che lo sia con la testa altrove si sbaglia. La risposta è arrivata dunque dalla prima uscita. Nuovo ruolo, le parole di Marino a incoraggiarlo, e una prestazione superba, anche se i dilettanti non sono un test che fa prova. Ma l'importante è lo spirito, quello da guerriero che non vuole mai arrendersi. Questo ha dimostrato Giampiero Pinzi. E a questo punto se davvero non riesce a realizzare il suo sogno di andare alla Lazio, crediamo che questa Udinese possa avere (tanto) bisogno di lui. Sarebbe da stolti non vedere come è sceso in campo ieri. Sarebbe da ciechi non vedere che la mediana comunque ha bisogno di una pedina così visto che ci sono i 'soli' Tissone, D'Agsotino, Inler, Isla e Obodo a reggere la baracca, a meno di qualche invenzione con altri giocatori, e visto che altri (come De Martino) sono pronti con le valigie in mano.Da mediano a mediano: anche De Martino merita un applauso speciale, per come ha saputo reagire alla sfortuna. A Udine sa che difficilmente può giocare, e dopo due anni quasi 'persi' è giusto che dimostri quanto valga. Deve anche lui trovare lo spirito da guerriero giusto, non pensare la passato e guardare al futuro con speranza. Il gol su rigore contro il Sappada non significa nulla, ma che sia un augurio almeno per un anno importante, anche lui vicino a casa, a Salerno.
Storie di mediani, gente che forse corre tanto ma poche volte ha i titoli sui giornali.
(udineseblog.it)
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Argomenti: Editoriale








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