venerdì 18 luglio 2008
Fulvio Collovati, friulano e uno dei campioni del mondo del 1982, tra ricordi e atttualità, a Udineseblog.it parla a ruota libera del caclio che era e di quello che è. Con una certezza: l'Udinese lotterà ancora per il quarto posto.
Italia 1982: come ami quella Nazionale è così radicata nel cuore dei tifosi, senza nulla togliere a quella del 2006? “era sicuramente un calcio diverso, più umano. C'era più contatto umano con al gente. Era il simbolo di quello che tutti sognavano, e che vorrebbero fare, anche per come è andata. Siamo partiti male e siamo diventati in poco tempo una squadra vincente. Uno che ama il calcio sogna queste cose, sogna di battere le squadre più forti come Argentina, Brasile e Germania senza se o ma. Ovviamente oggi è tutto diverso, basti pensare alla presentazione di Ronaldinho: il calcio oggi è immagine, business. Poi c'è da dire che eravamo anche un grande gruppo sia a livello morale che di personalità. Comunque ribadisco che il tutto nasce perchè era un periodo diverso, basti pensare a Pertini ed al suo gesto in tribuna. Era tutto genuino.”
Donadoni: capro espiatorio, vittima sacrificale o vittima anche dei suoi errori? “forse è un insieme di tutte queste tre cose. E' comunque riduttivo addossargli tutte le colpe. Ho letto nella sua ultima intervista che rifarebbe tutto. Credo invece che sappia di aver commesso qualche errore, e che non lo rifarebbe. E' normale che sia così. Ma ripeto che è ingiusto dare tutte le responsabilità a lui, che ha pagato il vuoto di potere che si era creato in questi due anni. E queste cose bisogan stare attenti perchè le percepisce anche la squadra, che sente che non c'è sicurezza e una fiducia cieca nel tecnico”.
Di Natale è il giocatore che ha più pagato certe decisioni. Poteva col senno di poi essere un'arma da utilizzare meglio? “Secondo me uno degli errori è proprio stato questo. Di Natale aveva giocato tutte le qualificazioni aiutando l'Italia a qualificarsi. Accantonarlo così è stato sbagliato. Bearzot per esempio ha insistito sempre con i suoi uomini al di la delle critiche che gli piovevano addosso”.
Campionato: Ronaldinho è stato solo un acquisto immagine o può davvero fare la differenza? “Sono certo che farà bene, che è stato un ottimo acquisto e che sia stato giusto investire. Soprattutto il primo anno credo farà grandi cose. Al di là delle ultime vicissitudini stiamo parlando di Ronaldinho...Il resto fa parte del mondo mediatico in cui viviamo. La presentazione show, le 40,000 persone che hanno riacquistato subito l'entusiasmo dopo un anno tribolato. Una volta per dire un acquisto importante lo annunciavi in prima pagina sui giornali e poi finiva li”.
A questo punto il Milan è la vera contendente dell'Inter? “sicuramente penso che possa giocare da protagonista e prendere il posto che l'anno scorso è stato della Roma”
Udinese: da friulano come la posiziona ora come ora nella prossima griglia di partenza? “Proprio l'altro giorno ho incontrato Leonardi, che conosco bene e che stimo molto. A Udine non c'è pressione, la società è forte e cavalca da tempo questo mondo sapendosi bene come muoversi specie sul mercato. Oramai è una realtà consolidata nel nostro panorama calcistico. Da tempo lotta per il quarto posto, poi magari le vicissitudini ti portano più indietro in classifica. MA credo che possa sicuramente giocarselo, poi come andrà non si può dire perchè ci sono tanti fattori in ballo, ma le potenzialità ci sono tutte”.
Un giudizio su Marino: può essere dopo Prandelli il tecnico rivelazione? “Marino è un ottimo allenatore, sa far giocare bene le proprie squadre e soprattutto è un innovatore. Ha davanti a se un grande futuro indipendentemente da quel che ha già fatto vedere”
Quando lei arrivò all'Udinese nel 1986, trovò una società sicuramente diversa da quella di oggi: si aspettava una crescita così esponenziale in questi anni di questo club? “Allora la famiglia Pozzo era appena entrata nel calcio e con i grandi nomi voleva forse dimostrare le sue intenzioni. Oggi ha cambiato politica puntando sui giovani, e valorizzandoli. A livello economico non potrà ancora competere con le 4 grandi, ma si è affermata prepotentemente alle loro spalle”
Come mai però a livello mediatico l'Udinese ancora 'non buca'? Dove può crescere in questo senso? “a dire il vero sento tante piazze che si lamentano per questo. Penso alla Samp che crede che al di la della Liguria non si parli di lei, del Bologna e di altre realtà. Il fatto è che non si può competere con chi come la Juve fa il pieno di tifosi. Le squadre che attirano l'attenzione fin da bambini (a meno che tu non nasca a Udine o Genova) sono Milan, Inter e Juve. Non so spiegare il motivo, ma credo che poi tutto ruoti attorno a questo, e chiaramente i media seguono maggiormente queste squadre”.
Per un giocatore cosa significava e cosa significa adesso indossare la maglia bianconera? “Credo che da sempre, e specie negli ultimi anni, Udine sia una piazza ambita, dove sai che hai una società forte alle spelle, e un ambiente ideale dove poter lavorare. Un calciatiore cerca anche queste cose. L'esempio più recente è Di Natale che ora chiuderà la carriera in bianconero. Vuol dire che al di la di tutto la scelta è ponderata anche grazie ad altre cose, e un giocatore ha bisogno di questo”
E' pensabile che dal 2010, con i diritti collettivi, anche club del calibro dell'Udinese possano ambire a vincere il campionato e a poter comprare giocatori di spicco? “sarà difficile. Alla fine quel che conta sono gli azionisti e non si potrà mai competere con Berlusconi, Moratti o la famiglia Agnelli. Gli esempi del Verona o della Samp credo rimarranno isolati anche dopo il 2010”.
Quale sarà la rivelazione del prossimo anno? Quali le formazioni che si stanno rafforzando di più? “Difficile dirlo: se proprio devo fare un nome dico il Genoa".
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