lunedì 21 luglio 2008
L'Udinese ha tutto sommato cominciato bene la sua preparazione: nessun infortunio, applicazione dei nuovi schemi, e partite giocate con il piglio giusto.
Ma sono indizi e non di certo una prova che quest'anno la squadra è più forte. Per dare un giudizio su questo si deve aspettare ancora del tempo. Chi si lascia trascinare dall'entusiasmo effimero di una vittoria col Kerkyra sbaglia, perchè la strada da fare è ancora lunga.
Il nuovo modulo comunque sembra dare confortevoli giudizi sulla fase offensiva, più dinamica e imprevedibile. Ottimo anche l'esperimento di pinzi come supporto alle punte. Da verificare però in tempi meno sospetti. Così come è da verificare contro avversari decisamente più probanti la difesa ed il centrocampo: riusciranno a supportare un gioco così marcatamente offensivo? Riuscirà D'Agostino a cercare nuovamente un altro modo di stare in campo? Riusciranno i nuovi a confermare quanto di buono fatto vedere in questo avvio? Solo il tempo sarà galantuomo si dice in questi casi.
Chi non ha cominciato benissimo (ma non sul campo) la sua avventura in bianconero è Pasquale: ma come? Tutti imboniscono il pubblico a dire che Udine non è un porto, che non è un punto di partenza, e lui si esprime chiaramente dicendo che l'ambizione – prima o poi – è quella di andare in una grande? Qualcosa non va. Chiaro che il giocatore non centra nulla, che ha detto solo quello che pensa e che non è di certo grave questo. L'importante per lui è fare bene finchè rimarrà a Udine. Quel che lascia perplessi è la percezione continua che c'è intorno all'Udinese: molte persone anche a livello nazionale non la riusciranno mai a considerare così come poteva essere il Parma qualche anno fa. E la colpa non è dei giocatori evidentemente.
Inoltre un appunto: molti tifosi si sono lamentati anche domenica per la struttura dove gioca l'Udinese (senza spalti e scomoda) e soprattutto per i 10 euro pagati per assistere alla gara, tanto che molta gente si è assiepata sulla strada adiacente pur di non cedere. E' possibile che in una giornata di festa, dopo che qualcuno si è sobbarcato 200Km tra andata e ritorno, soprattutto in un periodo di crisi debba spendere quelle che una volta erano 20,000 lire? Non sappiamo di chi è stata la decisione ma sicuramente a molti non è piaciuta.
Non è nemmeno cominciata bene la stagione dal punto di vista di simboli e maglie: la polemica sull'aquila non si spegne. Anche ieri qualche tifoso ha gridato che non è quello il simbolo giusto. Le parole della dirigenza non sono coese, e oramai è chiaro che per quest'anno è andata così. Non preoccupiamocene più. Chi può porti l'aquila del Patriarcato allo stadio Friuli, si pensi al campionato e se prorpio non va giù questa storia, ci si turi il naso per il bene comune. Il prossimo anno speriamoc he chi fa certe scelte ascolti prima la propria gente.
Ora si va in Marocco: anche questa scelta preoccupa non tanto per l'immagine internazionale che può dare, ma per lo sbalzo termico tra Sappada e Casablanca in piena preparazione. I giocatori non sembrano preoccupati. Del resto nel calcio ai tempi dell'immagine anche questi sono sacrifici necessari.
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Argomenti: Editoriale








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