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sabato 15 novembre 2008

Un amico da raccontare

I calciatori non sono solo figurine, icone distanti da guardare a caro prezzo nelle noiose domeniche invernali come le definiva Pasolini. Sono altro e te ne accorgi quando vengono a mancare. La morte di Regis Genaux ha lasciato un senso di vuoto nei tifosi bianconeri e non è tanto per quello che ha fatto o non ha fatto con questi colori, ma perchè è stato parte di una storia. Di quelle da raccontare agli amici, esagerandole, impreziosendole di particolari a volte inventati, a volte esagerati. Un amico le cui gesta vanno ricordate al bar il giorno dopo.

Come quell'espulsione a Torino dopo tre minuti contro la Juve, le imprecazioni che gli sono arrivate (più all'arbitro a dir la verità) che cambiò la storia dell'Udinese. Un suo compagno di allora ci ha raccontato che furono gli stessi giocatori a chiedere a Zac di osare quel che nessuno avrebbe mai immaginato: la difesa a tre, qualcosa che in Italia non si era mai visto prima. Sappiamo che Regis quella partita avrebbe voluto giocarla più di ogni altra cosa, ma il destino a volte è beffardo, così come lo è stato con lui, che ha visto nascere dagli spogliatoi la squadra più amata e vincente di tutti i tempi. E forse la sua perdita è come aver perso un pezzo di quella storia, di quella Udinese irripetibile, che nemmeno i fasti della Champions o l'attuale squadra che meraviglia l'Italia sono riusciti a pareggiare. Quella di Zac era una squadra fatta di uomini, che non si tiravano indietro se a fine allenamento qualche tifoso gli 'rubava' 15 minuti a chiaccherare, che non ti lasciavano mai scappare un sorriso. Chi scrive lo ricorda bene perchè allora era 'dall'altra parte' e guardava con un affetto senza uguali a quel gruppo. Chi scrive ricorda ancora i pianti in Piazza San Giacomo quando Zac se ne andò. E ricorda soprattutto Regis, di quelli duri in campo ma che fuori era sempre pronto alla battuta e allo scambio di qualche parola. Ma Genaux è stato amato perchè incarna quella 'sfortuna' che a volte amaramente accompagna una persona per tutta la vita, come una ineluttabile pagina di un romanzo che serve dare alla storia lacrime di cui faremmo a meno volentieri.
Genaux ha dovuto finire la carriera a 29 anni per i troppi infortuni. Era considerato l'erede de Gerets, ma non riuscì mai a giocare un mondiale, il suo sogno, come quello di qualunque bambino che comincia a giocare a pallone. E quando è mancato ti accorgi che il romanzo a volte sa strapparti lacrime impregne di ricordi e di pensieri che vanno al di la del calcio e del calciatore. Come quelle per Pereira Orlando, e per tutti quelli che alla fine sono amici lontani da raccontare al bar la mattina, sorseggiando un caffè e pensando che a volte ti fanno ridere, a volte piangere altre arrabbiare, ma sono sempre li con te, perchè infondo il calcio è qualcosa di tuo e nessuno nemmeno le Tv potrà mai cancellare certe emozioni, belle o brutte che siano. (udineseblog)

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